Giocare quando il gioco non c’è è una delle sfide più silenziose che sto vivendo con Fly.
Non tutti i cani hanno un gioco alto.
Fly è uno di questi.
Eppure il gioco non è solo divertimento.
È relazione.
È linguaggio condiviso.
È il modo più pulito per dirsi: ci sono, insieme a te.
Attraverso il gioco il cane scarica il suo istinto predatorio in modo sano.
Morde, tira, insegue… ma dentro una cornice sicura.
Senza cercare altrove.
Senza sfogarsi su arredi di casa.
Senza rischiare di farsi male.
Il gioco è energia incanalata.
È istinto trasformato in connessione.
Fuori dal suo spazio sicuro, dove ci sono odori, movimenti e stimoli, il gioco non esiste.
Io posso avere in mano il gioco più interessante del mondo… ma lui sceglie l’ambiente.
Segue una traccia. Si scollega.
E io resto lì, con la voglia di condividere qualcosa che per lui, in quel momento, non ha
valore.
Per tanto tempo abbiamo lavorato nell’area dedicata solo a lui.
Uno spazio neutro. Protetto. Nostro.
E lì oggi gioca alla grande.
Cerca. Propone. Si accende.
È una conquista enorme.
Perché quando il gioco si accende, si accende anche la relazione.
Nel caso di Fly il gioco non è solo connessione.
È anche uno strumento fondamentale per lavorare su un suo comportamento specifico:
l’eccitazione davanti ad altri cani.
La sua non è aggressività.
È eccitazione pura.
Troppa attivazione.
Ma quell’attivazione oggi impedisce una passeggiata rilassata.
Impedisce qualsiasi attività che preveda l’incontro con altri cani.
Il gioco mi serve per questo.
Per riportarlo su di me.
Per aiutarlo a concentrarsi.
Per fargli scegliere la relazione invece dello stimolo esterno.
Fino ad arrivare, un giorno, a ignorare gli altri cani perché siamo già connessi noi.
Non è semplice.
Ci vuole pazienza.
Ci vuole costanza.
Ci vuole lavoro quotidiano.
Adesso siamo allo step successivo: giocare appena fuori dal cancello.
Oggi è il secondo giorno. E inizia ad andare meglio.
Un micro-passo. Ma reale.
L’obiettivo è spostarci sempre più lontano.
Fino ad arrivare a giocare lontano da casa, anche in presenza di stimoli.
In questo percorso sto usando i Fiori di Bach.
Non fanno miracoli.
Non sostituiscono il lavoro.
Sostengono.
Sostengono me, nei momenti di frustrazione.
Quando desidero connessione e lui sembra non vedermi.
E sostengono lui, nella fase di addestramento.
Nel lasciare andare comportamenti ripetuti che lo scollegano dalla relazione.
Nell’aumentare la concentrazione.
Nel restare con me, un secondo in più.
Il cambiamento non è magia.
È costanza. È strategia. È presenza.
I fiori ci accompagnano mentre costruiamo, passo dopo passo, una relazione che sceglie di
giocare insieme.
E quando quel gioco nasce, anche solo per pochi secondi fuori dal cancello…
è una piccola vittoria condivisa.



